veronica de martin

rovine contemporanee — strade deserte, piazze vuote. Si scorge di rado una figura umana in lontananza. Silenzio. In alto, su una piccola altura, una sfera bianca domina la città di Gibellina. Istituita come monumento simbolo della rifondazione della città, la Chiesa Madre venne progettata da Ludovico Quaroni nel 1970, due anni dopo il terremoto che distrusse la Valle del Belice. Le varie funzioni sono raccolte all’interno di un parallelepipedo a base quadrata, mentre il centro simbolico del monumento è una grande sfera liscia di cemento bianco. Tutto attorno, gli edifici di una città incompiuta, resti e rovine di un sogno mai realizzato. In un mondo dove le macerie non hanno più il tempo di diventare rovine, mai come oggi è necessario riuscire a percepirle. Le rovine, quelle contemporanee, hanno il compito di aiutarci a sentire il tempo, mettendo in discussione la nostra indifferenza rispetto al passato, la nostra dipendenza dal presente e le nostre incertezze future. Un tempo che attende. Lento, dilatato e sospeso  2020